Cos'è il trattamento integrativo IRPEF

È un credito d'imposta introdotto dal decreto legge 3/2020, pensato per alleggerire il carico fiscale sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi. Arriva direttamente in busta paga, mese per mese, senza bisogno di farne richiesta: se hai i requisiti, il datore di lavoro lo eroga in automatico come sostituto d'imposta. L'importo massimo è 1.200 € l'anno, circa 100 € al mese. Non concorre a formare il reddito imponibile, quindi non alza le tasse dell'anno successivo.

Punti chiave

  • Vale fino a 1.200 € l'anno (100 € al mese), erogato in busta paga.
  • Spetta solo a lavoro dipendente e redditi assimilati, non alle partite IVA.
  • Il reddito complessivo deve stare entro 28.000 € l'anno.
  • Sotto la no-tax area (circa 8.500 €) non spetta: manca l'IRPEF lorda da cui sottrarlo.
  • La Legge di Bilancio 2026 non lo ha toccato: resta strutturale.

A chi spetta e quanto vale

Il diritto al trattamento integrativo dipende dal reddito complessivo annuo. Ci sono tre fasce.

Reddito complessivo Importo Condizione
Fino a 8.500 € circa (no-tax area) 0 € Nessuna IRPEF lorda da cui detrarre il credito
Fino a 15.000 € 1.200 € (pieno) L'IRPEF lorda deve superare la detrazione da lavoro dipendente
Da 15.000 a 28.000 € Fino a 1.200 € Spetta solo se le detrazioni superano l'imposta lorda (clausola di salvaguardia); l'importo è la differenza
Oltre 28.000 € 0 € Esclusione totale e automatica

Fonti: Agenzia delle Entrate, D.L. 5.2.2020 n. 3 (conv. L. 2.4.2020 n. 21) — anno d'imposta 2026. Le soglie possono cambiare con le leggi di bilancio future: verifica sempre il valore aggiornato sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

Il dettaglio che confonde di più: partita IVA e lavoro dipendente nello stesso anno

Se durante l'anno hai avuto sia un contratto da dipendente sia ricavi da partita IVA (magari hai aperto la P.IVA a metà anno), il trattamento integrativo si calcola solo sulla quota di reddito da lavoro dipendente. I ricavi da partita IVA restano fuori dal calcolo, anche se concorrono al reddito complessivo che determina la soglia dei 28.000 €.

Come funziona in pratica

1
Il datore di lavoro calcola il credito in automatico Per redditi fino a 15.000 €, non serve fare nulla: il sostituto d'imposta lo eroga ogni mese in busta paga, in base ai dati che ha a disposizione.
2
Tra 15.000 e 28.000 €, si passa dal conguaglio Il datore di lavoro non conosce tutte le tue detrazioni (mutuo, familiari a carico, ristrutturazioni), quindi scopri l'importo esatto solo col 730, quadro C, rigo C14.
3
Con più datori di lavoro nello stesso anno Ogni sostituto d'imposta eroga il credito per conto proprio. Quando fai il 730, si controlla l'importo totale spettante, e se hai ricevuto più del dovuto lo restituisci.

Esempi pratici

Scenario 1: dipendente con reddito di 13.000 €

Situazione

Marta lavora come impiegata a tempo indeterminato, reddito complessivo 13.000 € l'anno. Rientra nella prima fascia.

La sua IRPEF lorda supera la detrazione da lavoro dipendente, quindi riceve il bonus pieno: 1.200 € l'anno, circa 100 € al mese in busta paga.

Da ricordare: non deve fare richiesta, il datore di lavoro lo calcola da solo.

Scenario 2: dipendente con reddito di 22.000 €

Situazione

Luca ha un reddito complessivo di 22.000 €, con un mutuo prima casa che gli dà una detrazione sugli interessi passivi.

Rientra nella seconda fascia: il bonus spetta solo se detrazioni e imposta lorda superano un certo margine. Nel suo caso il conguaglio in 730 gli riconosce 720 € per l'anno, meno del massimo.

Da ricordare: in questa fascia l'importo esatto si scopre solo con la dichiarazione dei redditi, non in busta paga.

Scenario 3: libero professionista con partita IVA, reddito 20.000 €

Situazione

Giulia è una consulente di marketing con partita IVA in regime forfettario, fattura 20.000 € l'anno.

Il trattamento integrativo non le spetta, indipendentemente dal reddito prodotto. La legge lo riserva ai redditi da lavoro dipendente e assimilati: i redditi da lavoro autonomo ne restano fuori a prescindere dall'importo.

Da ricordare: il vantaggio fiscale di Giulia arriva da un'altra parte, l'imposta sostitutiva agevolata del regime forfettario (15% o 5%), non dal trattamento integrativo.

Chi ne resta escluso

Tre categorie non ricevono il trattamento integrativo, a prescindere dal reddito:

  • Pensionati — la pensione è un reddito assimilato, ma la norma la esclude esplicitamente. I pensionati hanno detrazioni specifiche, diverse.
  • Lavoratori autonomi e titolari di partita IVA — sia in regime ordinario sia forfettario. Il credito è costruito attorno al lavoro dipendente, non è previsto in nessuna forma per redditi da lavoro autonomo professionale.
  • Incapienti — chi ha un reddito così basso da non generare IRPEF lorda (sotto la no-tax area di circa 8.500 €). Senza imposta da cui sottrarre il credito, il meccanismo non parte.

Rientrano invece nel trattamento integrativo i lavoratori in cassa integrazione, i percettori di NASpI e DIS-COLL, e le lavoratrici in congedo di maternità obbligatorio: sono redditi assimilati a quello da lavoro dipendente.

Cosa c'è per chi ha la partita IVA

Non esiste un trattamento integrativo equivalente per gli autonomi. Il vantaggio fiscale per chi ha la partita IVA passa da un'altra strada: il regime forfettario.

Strumento Come funziona A chi è rivolto
Regime forfettario Imposta sostitutiva al 15% (5% nei primi 5 anni, sotto condizioni), niente IVA in fattura, contabilità semplificata Autonomi con ricavi fino alla soglia di legge, senza altre cause di esclusione
Regime ordinario con deduzioni Deduzione di contributi previdenziali, spese di produzione del reddito, eventuali crediti d'imposta di settore Autonomi fuori dal forfettario o che ne escono per scelta

Il dipendente riceve un credito diretto in busta paga. L'autonomo, invece, un'aliquota più bassa su tutto il reddito. Gli importi non sono confrontabili uno a uno, ma per chi ha la partita IVA il forfettario resta lo strumento fiscale più concreto disponibile oggi.

Trattamento integrativo vs regime forfettario: confronto diretto

Caratteristica Trattamento integrativo Regime forfettario
Chi ne beneficia Lavoratori dipendenti e assimilati Titolari di partita IVA con requisiti di legge
Importo Fino a 1.200 € l'anno, credito diretto Variabile, dipende dal reddito e dall'aliquota risparmiata rispetto all'IRPEF ordinaria
Come arriva In busta paga, mese per mese Come minore imposta versata in dichiarazione
Richiesta necessaria No, automatico fino a 15.000 € Sì, va scelto in fase di apertura o passaggio di regime
Limite di reddito 28.000 € complessivi Soglia di ricavi fissata dalla normativa vigente

Pro e contro del trattamento integrativo

Vantaggi

  • Automatico — nessuna domanda da presentare, per la fascia sotto i 15.000 €.
  • Immediato — arriva ogni mese, non a fine anno.
  • Non tassato — non aumenta il reddito imponibile dell'anno successivo.

Limiti

  • Esclusione netta delle partite IVA — nessuna eccezione, forfettario compreso.
  • Fascia intermedia incerta — tra 15.000 e 28.000 € l'importo esatto si scopre solo col 730.
  • Rischio di restituzione — con più datori di lavoro o redditi stimati male, può capitare di dover restituire una parte in dichiarazione.

Domande frequenti

  • Il trattamento integrativo spetta a chi ha la partita IVA in regime forfettario? — No. È riservato ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. Il regime forfettario ha un suo vantaggio fiscale separato, l'aliquota sostitutiva al 15% o 5%, ma non dà diritto al trattamento integrativo.
  • Cosa succede se ho lavorato come dipendente e poi ho aperto la partita IVA a metà anno? — Il trattamento integrativo si calcola solo sulla parte di reddito da lavoro dipendente, proporzionata al periodo lavorato. I ricavi da partita IVA non entrano nel calcolo del credito, ma contano per verificare la soglia dei 28.000 € di reddito complessivo.
  • Devo fare qualcosa per riceverlo? — Per redditi fino a 15.000 € no, lo eroga automaticamente il datore di lavoro. Tra 15.000 e 28.000 € l'importo esatto si verifica in dichiarazione dei redditi.
  • Il trattamento integrativo è cambiato con la Legge di Bilancio 2026? — No, resta invariato: stessi importi, stesse soglie, stessa struttura a tre fasce.
  • Esiste un bonus simile per chi ha la partita IVA? — Non un credito diretto equivalente. Il vantaggio fiscale per gli autonomi passa dal regime forfettario, con un'imposta sostitutiva ridotta al posto delle aliquote IRPEF ordinarie.

Consiglio dellÉsperto — Ritu Sharma

"Se hai la partita IVA, non aspettare il trattamento integrativo - Molti autonomi cercano notizie su questo bonus pensando di essersi persi qualcosa. Non è così: la normativa lo esclude in modo esplicito e non ci sono eccezioni per fatturato basso o forfettario. Vale la pena verificare invece se sei ancora nei requisiti del regime forfettario, che è lo strumento fiscale pensato apposta per chi ha la partita IVA."

Rischi e cose a cui fare attenzione

Il rischio più concreto riguarda chi cambia lavoro o reddito nel corso dell'anno. Se il datore di lavoro stima un reddito sotto i 15.000 € e a fine anno il totale supera quella soglia (magari per un secondo rapporto di lavoro), il credito erogato in busta paga può risultare superiore al dovuto. In quel caso restituisci la differenza col 730. Per chi ha la partita IVA il rischio è opposto: credere di avere diritto al bonus perché il reddito complessivo, sommando P.IVA e un eventuale lavoro dipendente, resta sotto i 28.000 €. Non funziona così: conta solo la quota da lavoro dipendente.

Perché esiste questa regola in Italia

Il trattamento integrativo nasce nel 2020 come proseguimento del bonus 80 euro introdotto nel 2014, con l'obiettivo di ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi. La scelta di escludere le partite IVA ha una spiegazione semplice: per gli autonomi esiste già uno strumento separato, il regime forfettario, con un'imposta sostitutiva ridotta al posto delle aliquote IRPEF a scaglioni. I due strumenti coprono platee diverse, con meccanismi diversi, e non si sovrappongono.

Il verdetto

Il trattamento integrativo IRPEF vale fino a 1.200 € l'anno, ma resta uno strumento per i lavoratori dipendenti e i redditi assimilati, con reddito complessivo entro 28.000 €. Chi ha la partita IVA, forfettario o regime ordinario, ne resta fuori senza eccezioni. Se hai la partita IVA e cerchi un vantaggio fiscale concreto, la mossa giusta è controllare se rientri ancora nei requisiti del regime forfettario, non aspettare un bonus che la legge non prevede per la tua categoria. Verifica sempre i tuoi dati di dettaglio con un commercialista o direttamente sul sito dell'Agenzia delle Entrate, perché soglie e requisiti possono cambiare con le prossime leggi di bilancio.